Halls of Torment è un titolo che fin dal primo avvio sa come ipnotizzare: il fascino è quello di un retrò che omaggia i grandi hack ‘n’ slash degli anni ’90, con meccaniche che strizzano l’occhio tanto a Diablo quanto a Vampire Survivors. Dopo numerose ore passate a combattere orde di mostri e a ottimizzare build sempre più folli sulla mia Xbox Series X, posso dire che mai nome fu più azzeccato: la sensazione di essere imprigionati in un ciclo infinito di sessioni “solo un’altra run” è tangibile… fino a quando non arriva la frustrazione vera. Perché, pur nella sua grande capacità di intrattenere, Halls of Torment nasconde limiti tecnici e gestionali che, almeno nella versione Xbox, rischiano di vanificare qualsiasi entusiasmo.
Atmosfera retrò irresistibile
Halls of Torment punta forte sulle atmosfere dark e polverose dei dungeon ruvidi: visivamente sembra di tornare ai tempi delle prime LANparty a base di Diablo, con sprite e animazioni essenziali ma suggestive. L’impatto visivo volutamente rétro conquista chi è cresciuto con i giochi di ruolo action vecchia scuola, riportando su schermo interfacce e dettagli apparentemente spartani, ma profondamente evocativi. Il comparto audio fa il suo senza eccellenze, ma accompagna degnamente orde di nemici e clangori di armi, mentre le musiche contribuiscono a instillare una tensione da “sopravvivenza” che non lascia respiro tra una stanza infestata e l’altra. Per chi ama il vintage, è un invito difficile da rifiutare.
Strategia e dipendenza alle stelle
Ciò che rende Halls of Torment tanto appetibile è il suo gameplay: dalla prima run si intuisce che dietro la semplicità di alcune scelte (movimento, attacco, raccolta potenziamenti) c’è una profondità tattica che cresce run dopo run. Ogni partita permette di sbloccare nuovi personaggi, oggetti ed equipaggiamenti, costruendo build sempre più articolate e personali, perfino attraverso sinergie inaspettate tra artefatti ed abilità. L’incedere delle orde nemiche obbliga a mantenere movimenti precisi, a sfruttare i pattern dei nemici e a ottimizzare ogni upgrade ottenuto. Il loop di progressione è semplice, ma tremendamente gratificante, capace di catturare anche chi non si definisce un “hardcore gamer”. Tuttavia, la fame di rigiocabilità si scontra spesso con una struttura talvolta ripetitiva e con una serie di criticità lato salvataggi e localizzazione.
Bug, localizzazione e un salvataggio “tormentato”
Nonostante l’addiction garantita, Halls of Torment su Xbox lascia l’amaro in bocca per problemi tecnici che non possono essere ignorati. La questione più grave? Dopo aver sbloccato tutti i personaggi e gli upgrade disponibili, il gioco ha inspiegabilmente cancellato il mio file di salvataggio. Un problema serio, già segnalato da altri utenti su community e forum. Ma non è tutto: la gestione della lingua è, per usare un eufemismo, problematica. All’avvio il titolo si adatta “teoricamente” alla lingua del sistema operativo della console, ma lasciando l’impostazione in italiano ci si trova davanti a un assurdo: le scritte compaiono in cinese, rendendo tutto il gioco incomprensibile e non c’è alcuna opzione per modificarla in-game. La sola soluzione è impostare la lingua della Xbox in inglese, sacrificando così la possibilità di godere dell’interfaccia nella propria lingua madre e complicando l’accesso a chi non mastica l’inglese. E ora mi fermo qua ma anche crashare dopo 30 minuti di partita non è piacevole.
Progressione: soddisfazione e frustrazione
La progressione dei personaggi e la personalizzazione delle build sono tra gli aspetti meglio riusciti del gioco: ogni sblocco, ogni combinazione provata nella speranza di trovare la “build perfetta” regalano livelli di soddisfazione altissimi. Al tempo stesso, però, la mancanza di una sufficiente varietà negli stage e la ripetitività di certi pattern nemici finiscono per pesare dopo qualche decina di ore, soprattutto se si considera l’assenza di modalità extra realmente originali. E se per molti giocatori la perdita dei progressi a causa di bug nei salvataggi rappresenta un colpo quasi “mortale”, per altri la dipendenza data dal “loop” di gioco potrebbe comunque spingerli a ricominciare da zero… almeno, finché la frustrazione non prende il sopravvento.
Insufficiente
Pro
- Atmosfera retrò vincente
- Gameplay ben bilanciato
Contro
- Perdita di salvataggi
- Bug visivi
- Crash
- Problemi di localizzazione
Dare la sufficienza a Halls of Torment sarebbe stato facile guardando solo al divertimento puro e all’accessibilità del suo gameplay, ma bug così gravi e una gestione delle lingue fallimentare pesano sulla valutazione finale: la dipendenza e la nostalgia non bastano quando il gioco rischia di cancellare ore di progressi e risulta, talvolta, letteralmente incomprensibile. Un “tormento” ben rappresentato fin dal titolo.