[Recensione] A Place for the Unwilling

A Place for the Unwilling è l’ultimo sforzo di Al Pixel Games che, dopo il buon esordio avuto con Missing Translations, mostrano le loro ottime capacità narrative e ci proiettano in un mondo fatto di misteri e dal grande potenziale.

L’industria videoludica  è sempre alla ricerca di nuove modalità di gioco: vuole stupire il pubblico con giochi dal forte impatto visivo, mantenere alta l’adrenalina e offrire al giocatore esperienze sempre più frenetiche. Al Pixel Games invece prosegue con le sue idee, regalandoci questo sandbox game dove avremo la libertà di impostare la partita come più ci aggrada, e vivere la nostra personale avventura in una città che sembra avere il destino segnato.

Abbiamo provato il gioco per voi: leggi di seguito la nostra recensione o, se preferisci, goditi la videorecensione sul nostro portale!

Trama

21 giorni. Questo è il tempo che avete a disposizione per risolvere il mistero della morte del vostro migliore amico, Henry Allen.

Nonostante la vita vi abbia fatto prendere strade differenti, Henry ha deciso di lasciarvi i suoi beni terreni e la sua attività commerciale. Un unico desiderio: che vi prendiate cura di sua madre e di sua moglie.

Partendo da questi presupposti approdate nella “città”, un delizioso centro abitato in perfetto stile vittoriano. In A place for the Unwilling dovrete creare la vostra rete di contatti, commerciare per arricchirvi e tessere relazioni con le persone che vi abitano mentre il tempo scorre inesorabile.

Il gioco

Benvenuti nella “città”(volutamente senza nome)!  Siete un giovane mercante in un luogo a voi sconosciuto, con un mistero da risolvere e avete solo 21 giorni di tempo.

Il gioco è un open world di buone dimensioni e avrete la libertà di fare quello che volete in questo lasso di tempo. L’attività principale è quella del commercio: ogni giorno dovrete scegliere nei vari negozi cosa acquistare e cosa vendere nella speranza di prosperare e mantenere viva l’attività del vostro amico scomparso. Man mano che passa il tempo conoscerete i vari abitanti della città: una piccola nuvola di fumo li rappresenta finché sono estranei, ma quando acquistano importanza vengono svelati e assumono sembianze riconoscibili. Aumentando le interazioni con loro avrai la possibilità di schierarti e compiere dei compiti che ti faranno proseguire nell’avventura.

Ma  tutto questo non è assolutamente obbligatorio: la città, gli abitanti, gli eventi di questo luogo morente andranno avanti, qualsiasi siano le tue decisioni!

La città è divisa in tre grossi quartieri, che marcano le differenze sociali degli abitanti: un quartiere per ricchi di prerogativa dei gentleman, il quartiere centrale dove si svolge la vita politica e i bassifondi dove vivono i proletari e i reazionari. Avremo la possibilità di schierarci con chi vogliamo, ma non potremo certo tenere il piede in due scarpe. Vedere tutto in un unica partita è impossibile, le vostre azioni saranno guidate dalle vostre scelte.

La mappa è fondamentale per orientarsi nella città

Gameplay

La variabile da tenere assolutamente sott’occhio è il tempo.

Sarà sempre visibile un orologio che segna il trascorrere delle giornate. In media un giorno dura circa un quarto d’ora e quasi tutte le attività vanno fatte rispettando le tempistiche corrette.

I comandi di gioco sono basilari: con i due stick puoi muovere il tuo personaggio e zoomare in determinati momenti, mentre con i quattro pulsanti (o la croce WASD se preferite giocare da tastiera) potrai accedere a tutte le funzioni del menù: potrai visionare la mappa della città e, pagando, spostarti immediatamente in un luogo; potrai accedere al tuo inventario, controllare il tuo blocco degli appunti o leggere il giornale per tutte le news che riguardano la comunità.

Sotto questo punto di vista il designer Luis Diaz ha fatto veramente un lavoro di pregio, portando sui nostri schermi un titolo interessante e con delle grandi potenzialità. Di primo impatto il mondo di “A Place for the Unwilling” può lasciare spaesati: non esiste un tutorial e l’orologio che continua imperterrito il suo cammino crea una certa sensazione di fastidio. Le dinamiche però sono facili da apprendere e ci si trova a proprio agio velocemente. Per certi versi i vincoli temporali migliorano l’esperienza: molto spesso in un mondo open world si corre il rischio di arenarsi, disperdersi e fermare il progresso verso la fine dell’avventura. Tutto questo non succede in questo titolo: avrete il tempo per concludere correttamente i vostri task giornalieri, ma non passerete ore e ore a passeggiare senza uno scopo nelle vie della vostra nuova  residenza.

Grafica

Ho apprezzato molto le scelte estetiche fatte per questo titolo. Lo stile della città è incredibile, ottimo il disegno a mano dei vari luoghi e personaggi. I toni dei colori utilizzati ricordano un po’ un piccola Londra di fine 800 e devo dire che l’effetto finale è veramente piacevole. Arrivati alle porte di nuovi luoghi da esplorare c’è una sottile nebbia che contribuisce a dare un’atmosfera di mistero ideale. Il gioco non contiene filmati spettacolari, soltanto breve scene d’intramezzo che spezzano un po’ la monotonia dei vostri viaggi. Nel complesso c’è un ottimo equilibrio nelle decisioni stilistiche fatte dal team e le sensazioni trasmesse vi permetteranno di immergervi ulteriormente in questa avventura.

Ogni elemento è disegnato a mano

Audio

Eccoci arrivati a una nota dolente del titolo. Intendiamoci, non sto parlando di un disastro: le musiche sono abbastanza piacevoli e si adattano alla situazione in cui vi trovate. Toni più cupi e minacciosi vi circonderanno durante le ore notturne, e talvolta la musica smetterà facendovi apprezzare i rumori della città. Quando interagirete con persone molto facoltose si sentirà il tintinnio del denaro. Il sonoro però trasmette sensazioni piatte e poco coinvolgenti e non vi aiuterà a immergervi nell’avventura. Personalmente ho provato varie modalità e non ho trovato molte differenze: la differenza di audio tra pc e tv è irrilevante, e anche giocando in cuffia (modello Sony MDR-ZX310) l’esperienza non è cambiata.

Non sono convinto del lavoro fatto nel comparto sonoro, alcune sessioni di gioco le ho provate con la totale assenza di audio e devo dire che, forse anche a causa della natura del gioco fortemente narrativa, non ne ho sentito la mancanza.

Un vero peccato, perché l’ambientazione ottocentesca, lo stile, la trama avrebbero meritato una colonna sonora ben più ispirata.

Localizzazione

Il gioco è completamente in inglese (o spagnolo, se volete), non esiste purtroppo una traduzione in italiano. Dato il genere una localizzazione in italiano avrebbe aiutato a comprendere meglio la trama.

Il fatto che il tempo non si fermi mai non aiuta. Non potrete perdervi troppo a rileggere le note, i giornali o gli indizi che recuperate nel corso dell’avventura. Per fortuna durante i dialoghi con le persone l’orologio non avanza, e potrete ragionare sulla risposta da dare al vostro interlocutore.

L’inglese adottato non è di facilissima comprensione, e per i neofiti potrebbe essere un ostacolo. Inoltre sono presenti alcuni errori ortografici, il gioco avrebbe meritato una pulizia maggiore.

Non esiste una traduzione in italiano per questo titolo

Ed ora cerchiamo di rispondere alla domanda principale: vale la pena giocare a “A place for the unwilling”? Al Pixel Games ha fatto un lavoro egregio, e sicuramente il titolo rappresenta il fiore all’occhiello di questa piccola Software House. Si notano ancora alcuni peccati di gioventù, e il titolo non è adatto a tutti i giocatori: alcune dinamiche sono difficili da comprendere e il gamer occasionale potrebbe trovarsi spaesato. Personalmente ero partito con l’approccio sbagliato, avevo l’intenzione di completare questa piccola avventura al 100%.

Non fatelo.

Vi rovinerete l’esperienza, e i dubbi vi attanaglieranno ad ogni piccola decisione che dovrete prendere. Lasciatevi piuttosto trasportare dalla città, entrate in sintonia con essa e “vivetela“. Il tempo di gioco richiesto non è molto, ma la quantità di finali possibili aumenteranno di molto la longevità del titolo.

Non troverete musiche epiche, né grafica che fa gridare al miracolo, ma in fondo “A place for the unwillng” non è questo: è un viaggio che lascerà nel cuore del giocatore tanti misteri irrisolti, e che vi porterà a rigiocare per poterli dipanare.

Voto 6.5/10

Pro

  • Ambientazione interessante
  • Grafica curata
  • Controlli semplici

Contro

  • Mancanza di un tutorial
  • Musica poco ispirata
  • Alcuni errori di pulizia finale