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Recensioni

Romancing Saga Minstrel Song Remastered International – La recensione

News Nintendo Switch #Romancing Saga Minstrel Song Remastered International

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Negli ultimi anni il genere dei JRPG è tornato prepotentemente al centro della scena, complice il successo di produzioni recenti, la crescita costante dei titoli Atlus e persino la popolarità di piccole gemme indipendenti come Sea of Stars. In questo clima positivo molte saghe storiche stanno tornando grazie a riedizioni e remastered pensate per permettere ai giocatori moderni di riscoprire vecchie glorie del passato.

Fra i publisher più attivi in questo processo troviamo senza dubbio Square Enix, impegnata a rendere disponibili quanti più titoli possibile del proprio catalogo. Basti pensare al ritorno di Final Fantasy Tactics, alle numerose riedizioni dei Dragon Quest o a titoli più di nicchia come Romancing Saga Minstrel Song Remastered International, distribuito da Red Art Games e protagonista di questa recensione.

Una serie storica ma poco conosciuta

Per molti il nome Romancing Saga potrebbe suonare del tutto nuovo. Comprensibile: la serie Saga è sempre stata una nicchia nella nicchia, pur vantando una storia ultratrentennale che parte addirittura dal 1989. Romancing Saga è il quarto capitolo della saga, originariamente pubblicato nel 1992 su Super Famicom e poi completamente rifatto nel 2005 per PS2 sotto il nome di Romancing Saga Minstrel Song. Da quel remake è nata una remastered pubblicata nel 2022 su PC, Switch, PS4 e PS5.

Arrivati qui, la domanda è legittima: che cos’è allora questa versione International? Semplice: è lo stesso identico gioco del 2022 con l’aggiunta delle nuove localizzazioni in italiano, francese, tedesco e spagnolo. Un aggiornamento che, francamente, sarebbe potuto arrivare tramite patch, ma visto che parliamo di una saga ultra di nicchia possiamo anche chiudere un occhio. Non che il gioco non abbia già abbastanza motivi per far storcere il naso.

Trama quasi assente e progressione discutibile

Se cercate un JRPG con una storia ricca, coinvolgente e memorabile, fermatevi subito: questo non è il gioco che fa per voi. In Minstrel Song la trama esiste solo come pretesto per il gameplay e viene sviluppata con una superficialità disarmante. E non è una questione di stile: semplicemente è raccontata male, senza cura per i dettagli e senza alcuno sforzo per creare coinvolgimento.

All’inizio ci viene chiesto di scegliere uno degli otto protagonisti disponibili, senza spiegare cosa cambi realmente, dove inizieremo, quali abilità otterremo o quale impatto avrà la scelta sull’avventura. Il risultato è uno spaesamento totale.

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Una volta selezionato il personaggio si assiste a una breve introduzione narrativa, dopodiché si viene catapultati nel gioco. Ogni protagonista ha un punto d’inizio diverso e un microscopico arco narrativo dedicato, quasi sempre poco interessante.

Completato il prologo, ci si ritrova nel mondo aperto a vagare da una città all’altra parlando con chiunque nella speranza di far partire qualche quest. Il tutto è governato dall’Event Rank, una delle meccaniche più bizzarre, punitive e mal spiegate mai viste in un JRPG. Ne parleremo meglio dopo, anche se vi anticipo che è fra i principali motivi di frustrazione del gioco.

Gameplay ricco di idee ma confuso all’inverosimile

Vista la totale assenza di una narrativa convincente, ci si aspetterebbe un gameplay solido a fare da colonna portante. E in parte è così: Romancing Saga Minstrel Song è pieno di sistemi, sottosistemi, abilità, classi, armi, personalizzazioni, statistiche e meccaniche peculiari. Il problema è che il gioco non si prende minimamente la briga di spiegarle.

I tutorial sono quasi inesistenti. Le spiegazioni si trovano in voci di menu dispersive. E la difficoltà di capire come funziona davvero il sistema rischia di compromettere l’intera partita.

La progressione si divide in due fasi principali: esplorazione delle città ed esplorazione dei dungeon.

Nelle città

Qui si parla con gli NPC, si sbloccano nuove quest, si reclutano compagni e si potenziano armi, armature e abilità tramite i maestri. Tutto sarebbe semplice… se non fosse che ogni sistema ha decine di sotto-opzioni potenzialmente disastrose se usate male. Perfino azioni basilari come saltare o arrampicarsi richiedono abilità specifiche che, se ignorate, possono bloccare completamente la progressione nei dungeon.

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Nei dungeon

Le mappe sono riempite fino all’inverosimile di nemici, quasi da far sembrare certi musou dei giochi rilassanti. Gli scontri avvengono a turni e si basano su statistiche che crescono automaticamente, nuove tecniche sbloccabili tramite rivelazioni casuali e un sistema di punti vita diviso in PV e PF che rappresentano salute normale e salute totale.

A livello concettuale ci sono idee valide. Nella pratica però tutto è spiegato male, introdotto male e gestito peggio. E questo genera un enorme senso di confusione.

L’impero della frustrazione

Se fin qui può sembrare tutto difficilotto, sappiate che il peggio deve ancora arrivare. Il vero antagonista del gioco non è il boss finale, ma l’Event Rank.

L’Event Rank cresce vincendo combattimenti. Aumentandolo si sbloccano nuovi eventi… ma si rischia anche di fallire numerose quest senza alcun preavviso. Un ER troppo alto inoltre potenzia i nemici fino a renderli ingestibili, soprattutto se le quest che davano ricompense utili sono nel frattempo diventate irrecuperabili.

Il risultato? Un potenziale softlock totale della partita.

Due dettagli aggravano tutto: Il gioco non spiega mai che esiste l’Event Rank e i nemici sono talmente numerosi che evitarli è quasi impossibile se non si è già investito in abilità specifiche che nessuno ti dice di potenziare.

Il risultato è una spirale di frustrazione costante. Si vaga senza sapere cosa fare, si rischia di rovinare la propria run senza accorgersene e si arriva spesso alla fine di un dungeon solo per scoprire che manca l’abilità arrampicata di livello 2 e bisogna tornare indietro.

Comparto tecnico e colonna sonora

La remastered è solida ma senza slanci particolari. Su Switch il gioco gira a 30 fps stabili con una grafica coerente con un prodotto nato su PS2. I caricamenti sono lunghi e capita che gli input direzionali vengano registrati due volte nei combattimenti, ma niente di gravemente compromettente.

La colonna sonora invece è eccellente. Probabilmente l’unico aspetto davvero brillante dell’intero pacchetto.

Conclusione

Romancing Saga Minstrel Song Remastered International è stata una delle esperienze JRPG più frustranti che abbia mai affrontato. Tolta la splendida colonna sonora e qualche idea interessante, il resto fatica a trovare un pubblico al di fuori degli appassionati più hardcore della serie.

La mancanza totale di guida, una struttura dispersiva, l’Event Rank punitivo e una narrazione inesistente rendono il gioco un titolo anacronistico, consigliabile soltanto a chi cerca un’esperienza volutamente ostica, priva di indicazioni e pronta a punire ogni passo falso.

Insufficiente

4.0
/ 10

Pro

  • Colonna sonora eccellente
  • Alcune idee di gameplay originali per l’epoca

Contro

  • Mancanza totale di indicazioni e tutorial
  • Trama debole e mal raccontata
  • Meccaniche troppo complesse e spesso realizzate male
  • Event Rank punitivo
  • Costante senso di spaesamento e frustrazione

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