Gearbox e 2K portano la storica saga looter shooter in un vero open world, con nuove meccaniche, armi sempre più assurde e un pianeta inedito da esplorare. È un capitolo che, come sempre quando si parla di Borderlands, diverte tantissimo e sorprende, ma soffre anche di bug e cali di performance, sia su Xbox Series X che su GeForce NOW Ultimate.
Un amore lungo quindici anni
Ci sono giochi che diventano più di un passatempo: diventano parte della tua storia da videogiocatore. Per me in questa lista, oltre al solito Destiny 2, c’è anche l’amico Borderlands. Dal 2009 a oggi ho macinato ore e ore in quel loop ipnotico fatto di spari, loot e risate. Borderlands 4 non poteva quindi passare inosservato, e l’ho aspettato con l’impazienza di un bambino la mattina di Natale. Una volta acceso, ho capito subito che Gearbox stavolta ha scelto di osare in tutti i sensi: non più zone chiuse collegate da caricamenti, ma un pianeta intero da vivere.
Kairos: un nuovo mondo da conquistare
Dimenticate Pandora e i suoi deserti familiari: Borderlands 4 ci porta su Kairos, un pianeta che sembra un manifesto dell’eccesso visivo e narrativo. Qui il potere è nelle mani del Timekeeper, un dittatore capace di manipolare le menti, e la storia abbandona gran parte dei personaggi storici per introdurre nuove facce, alcune davvero memorabili. C’è spazio per il solito umorismo e per l’immancabile Claptrap, ma il tono complessivo è più maturo, con momenti che sanno alternare la risata al coinvolgimento emotivo.
Una campagna che esplode, ma narrazione piatta come al solito
La campagna spacca in tutti i sensi, con missioni che sembrano una gara a chi riesce a inventarsi la follia più grande. C’è di tutto: assalti fuori di testa, boss fight sensazionali, e momenti di pura adrenalina che ti ricordano quanto lunga sia stata l’attesa per il ritorno dello sparatutto targato Gearbox. È un carosello di caos ben calibrato.
La narrazione, invece, resta sul binario di sempre. Non sorprende né in positivo né in negativo, non prende rischi particolari e non prova davvero a innovare. È solida, sì, ma anche prevedibile: accompagna l’azione senza mai elevarsi, senza regalarci picchi memorabili o colpi di scena capaci di restare impressi.
Finalmente un vero open world
La rivoluzione più grande è proprio la struttura. Borderlands 4 è un open world senza caricamenti, in cui le quattro macroregioni di Kairos offrono side quest, eventi casuali, attività a tempo e puzzle ambientali. Per esplorare non ci sono più limiti: un rampino permette di scalare superfici, un deltaplano di sorvolare canyon e deserti, e i veicoli possono essere evocati in qualsiasi momento senza passare da una stazione.
Non è tutto oro: a volte ci si scontra con muri invisibili o superfici “proibite” che ricordano che il motore non è sempre all’altezza dell’ambizione. Sono limiti fastidiosi, perché un open world dovrebbe invitarti a sperimentare senza frenate artificiali.
Un arsenale di pura follia
Borderlands è sinonimo di armi assurde, e il quarto capitolo non tradisce le aspettative. Ci sono mitragliatrici che scatenano un bombardamento aereo, fucili da cecchino che sparano come una gatling e granate che insultano chiunque si trovino davanti mentre rimbalzano sputando acido. La novità più intrigante è la possibilità di combinare caratteristiche di diversi produttori, creando ibridi ancora più folli. È un arsenale che trasforma ogni scontro in uno spettacolo grottesco e irresistibile, ed è proprio questa imprevedibilità che continua a rendere Borderlands unico nel suo genere.
Combattimenti frenetici e boss finalmente memorabili
Il gameplay è stato ripensato. Non solo il gunplay è più solido e reattivo, ma le nuove possibilità di movimento – dal doppio salto al dash in ogni direzione, fino al nuoto e al gliding – rendono gli scontri più verticali e spettacolari. Non si tratta più solo di sparare all’infinito finché un nemico crolla: ora bisogna adattarsi, usare le nuove meccaniche e sfruttare le debolezze specifiche degli avversari.
Anche le boss fight hanno fatto un salto di qualità. Non siamo ai livelli di complessità di Destiny, ma finalmente servono strategie: lanciare ordigni su un boss corazzato per farlo cedere, o restare sospesi in aria tra rampini e planate quando il terreno diventa letale. È un equilibrio tra semplicità e novità che funziona, e che evita la noia dei vecchi scontri “spara finché non muore”.
I nuovi Vault Hunters
Ogni capitolo porta con sé nuovi eroi, e Borderlands 4 non fa eccezione. Le quattro classi proposte hanno ciascuna un’identità forte e abilità uniche che si prestano a build interessanti. Non raggiungiamo la profondità di titoli come Diablo o Path of Exile, ma c’è abbastanza varietà per sperimentare e creare combinazioni diverse, soprattutto in cooperativa. La progressione resta accessibile senza sacrificare la personalizzazione, ed è un compromesso che funziona bene per mantenere la formula scorrevole.
Il tallone d’Achille
Ed ecco il punto dolente: le performance. Ho provato Borderlands 4 sia su Xbox Series X sia tramite GeForce NOW Ultimate, e in entrambi i casi mi sono imbattuto in cali di frame, stuttering e bug di vario tipo.
In cooperativa la situazione peggiora: desincronizzazioni, progressi che non si salvano per chi non ospita la partita, nemici che diventano immortali o che si teletrasportano da un angolo all’altro della mappa.
Endgame e prospettive
La campagna principale richiede circa cinquanta ore, ma il vero gioco inizia dopo i titoli di coda. Borderlands 4 offre attività settimanali, boss ripetibili e world tier che spingono a costruire build sempre più ottimizzate. È il solito loop “spara, lotta, potenziati” che non smette mai di essere gratificante.
L’endgame oggi non è profondo quanto potrebbe essere, ma la base è buona e lascia spazio a una crescita significativa.
Un ritorno necessario
Borderlands 4 non è perfetto, anzi. I problemi tecnici e certe scelte di design legate all’open world rischiano di spegnere l’entusiasmo. Ma dietro questi difetti c’è un gioco che riesce ancora a far ridere, sorprendere e divertire come pochi altri. Per me è stato come ritrovare un vecchio amico un po’ disordinato ma sempre pronto a farti passare una serata indimenticabile.
Il nuovo mondo di Kairos, il gameplay rinnovato e la follia delle armi bastano per rendere Borderlands 4 un capitolo fondamentale della saga. Non rivoluziona il genere, ma rimane il looter shooter più pazzo in commercio.
Il verdetto? Borderlands 4 è un’esperienza caotica, imperfetta e irresistibile.
Molto Buono
Pro
- Open world
- Armi assurde e sempre creative
- Campagna lunga e missioni folli
- Boss fight finalmente memorabili
- Nuove classi
Contro
- Prestazioni altalenanti
- Bug e problemi di sincronizzazione
- Narrazione piatta