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La Recensione di Metal Eden: delirio di proiettili tra Doom e Ghostrunner

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Se ami i boomer-shooter frenetici e hai consumato i DOOM, Metal Eden di Reikon Games potrebbe essere la scarica di adrenalina che stai cercando. Veloce, intenso e caotico, questo FPS mette subito in chiaro una cosa: non esiste tempo per respirare, devi correre, saltare, sparare e distruggere senza mai fermarti.

Per questa recensione abbiamo avuto il piacere di giocare a Metal Eden su Xbox Series X grazie a una copia offerta gentilmente dall’editore.

Oscuro e misterioso

La storia ci porta sul pianeta Vulcan, in una metropoli chiamata Moebius, dove l’umanità ha imparato a trasferire la coscienza in corpi sintetici grazie alla tecnologia Core. Noi vestiamo i panni di Aska, una guerriera potenziata inviata a combattere gli ingegneri che dominano la città e a liberare le coscienze dei cittadini prigioniere.

Il racconto arriva quasi sempre durante le fasi d’azione, attraverso i lunghi monologhi di Nexus, una voce enigmatica che guida Aska. È un approccio che mantiene alto il ritmo ma rende la trama piuttosto confusa: si percepisce il contesto, ma molti dettagli restano volutamente nebulosi.

Mai fermi

Il vero cuore pulsante di Metal Eden è il combattimento, un mix esplosivo che unisce l’adrenalina di Doom con l’agilità di Ghostrunner. Reikon Games ha preso ispirazione dai grandi classici del genere, rinnovandoli con meccaniche moderne che rendono ogni scontro rapido, caotico e spettacolare.

La mobilità estrema è senza dubbio il fiore all’occhiello del gioco: corse sui muri, planate, rampini e pad di rimbalzo trasformano ogni arena in un campo di battaglia tridimensionale, dove non esiste un attimo per restare fermi.

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A dare maggiore profondità al gameplay c’è il Core-ripping, una mossa brutale e rischiosa che permette di strappare il nucleo vitale a un nemico non corazzato. Da lì puoi scegliere se usarlo come granata devastante o assorbirlo per recuperare salute ed energia.

La varietà dell’arsenale è altrettanto importante: dalle mitragliette con lanciagranate al bazooka che spara proiettili adesivi, fino a pistole in grado di lanciare missili a ricerca, ogni arma ha una personalità precisa e può essere potenziata e personalizzata per adattarsi al tuo stile di gioco.

Non mancano infine sezioni più particolari, come quelle in cui Aska si trasforma nell’Armored Ramball, una sfera corazzata che ricorda la Morph Ball di Metroid Prime ma capace di scatenare fulmini e missili. Brevi, ma intensi e divertenti, questi momenti offrono una variazione di ritmo che spezza piacevolmente la ripetitività delle arene – e fidatevi che ne avrete davvero bisogno.

Troppo potente

Durante le missioni si ottengono nodi di potenziamento e risorse chiamate Dust, utili per migliorare abilità e armi. L’unico difetto è che la curva di difficoltà non regge il passo con la crescita di Aska: nella seconda metà del gioco, sul livello normale, la protagonista diventa quasi troppo potente. Per i giocatori più esperti però ci sono modalità di difficoltà superiori che offrono sfide hardcore quindi non preoccupatevi troppo delle mia parole: la sfida non mancherà.

Acciaio e cemento

L’estetica è coerente con il genere cyberpunk distopico, fatta di acciaio e cemento, ma tende a diventare monotona con i suoi toni grigio-metallici. Fortunatamente alcune missioni spezzano il ritmo visivo con ambienti più suggestivi, come le miniere sotterranee o le aree che mostrano il paesaggio vulcanico.
Il comparto audio, invece, è sempre convincente: le armi hanno un impatto sonoro potente e gratificante, perfetto per trasmettere la brutalità degli scontri.

Adrenalina pura

Metal Eden non è un gioco perfetto. La trama è poco chiara, la direzione artistica non sempre varia e la durata complessiva è piuttosto contenuta. Ma sul piano del gameplay brilla: mobilità, ritmo, arsenale e meccaniche innovative rendono ogni scontro un’esplosione di divertimento.

Buon Gioco

7.5
/ 10

Pro

  • Combattimento frenetico
  • Mobilità
  • Varietà arsenale

Contro

  • Trama confusa
  • Curva di difficoltà poco bilanciata
  • Direzione artistica monotona
  • Durata complessiva piuttosto breve

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