Dopo l’epico e commovente epilogo di The Final Shape, Bungie ci trascina ancora una volta nell’universo di Destiny 2 con The Edge of Fate, la prima espansione “media” di un nuovo ciclo di aggiornamenti regolari. Non si tratta solo di un’aggiunta di contenuti: è un vero e proprio banco di prova, un capitolo che deve dimostrare se la magia di Destiny è ancora capace di farci emozionare. Ma sarà riuscita davvero a mantenere acceso l’entusiasmo della community, o rischiamo di ritrovarci di fronte a un nuovo caso Lightfall?
Con un bagaglio personale di oltre 2000 ore trascorse a esplorare i misteri e le battaglie di Destiny 2, e più di 50 ore immerse nella nuova espansione, sono pronto a raccontarvi cosa funziona, cosa sorprende e cosa invece lascia l’amaro in bocca in The Edge of Fate. Preparati: il viaggio non è mai stato così intenso.
Una storia sorprendentemente solida
Partiamo dal punto più luminoso: la campagna. Dopo un’apertura goffa e carica di spiegoni che sembrano usciti da un manuale di fantascienza pulp, la narrativa ingrana e ci regala una trama sorprendentemente interessante e tanta pelle d’oca. L’ingresso in scena del nuovo personaggio Lodi, avvolto da misteri legati al viaggio nel tempo, è una ventata d’aria fresca. Inoltre, finalmente vengono approfonditi alcuni protagonisti storici di Destiny che per anni erano rimasti sullo sfondo – ma non voglio spoilerare oltre. Non mancano dialoghi legnosi e qualche personaggio poco ispirato, ma nel complesso la storia è tra le migliori mai scritte da Bungie.
Kepler: il pianeta che non decolla
Sulla carta, Kepler doveva essere il fiore all’occhiello: il primo passo oltre il sistema solare. In pratica, è un pianeta anonimo, fatto di canyon, grotte e asset già visti centinaia di volte. La scelta di bloccare lo sparrow per costringere i giocatori a usare abilità temporanee (palla di luce, portali, manipolazione ambientale) poteva sembrare un’idea coraggiosa, ma nella pratica rallenta l’esplorazione e spesso risulta più fastidiosa che stimolante. Qualche puzzle ambientale diverte, ma la ripetitività prende presto il sopravvento.
Novità e regressioni
Sul fronte del gameplay, Bungie ha provato a sperimentare con abilità puzzle-based integrate nel combattimento. L’intento era buono: dare un colpo di vita a un gunplay che, per quanto eccellente, iniziava a sentire il peso degli anni. Il risultato, però, è altalenante: a volte divertente, più spesso un freno al ritmo delle battaglie. Anche i nuovi nemici non cambiano la musica: a parte qualche aggiunta minore (corsari volanti, api robotiche), passiamo gran parte del tempo a rispedire al mittente Vex e Fallen per l’ennesima volta.
Ancora più discutibile è il nuovo sistema di Power e progressione. Bungie ha reso di nuovo centrale il livello Potere, costringendo i giocatori a ripetere all’infinito vecchi contenuti resi artificialmente più difficili. Il risultato è una grindata massacrante che ricorda le peggiori derive MMO. Il loot, poi, non aiuta: poche armi nuove, qualche set d’armatura interessante ma scarso incentivo reale al farming. Per molti, la corsa al Tier 5 sembra più una punizione che una sfida.
Il raid Desert Perpetual
Come da tradizione, l’espansione include un raid a sei giocatori. Desert Perpetual offre qualche idea originale, come la possibilità di affrontare i primi tre scontri in ordine non lineare, e un boss finale scenicamente riuscito. Tuttavia, la sensazione generale è di déjà-vu: meccaniche già viste, ambientazioni riciclate e boss copiati dai soliti Vex. Un’esperienza comunque piacevole, ma lontana dai picchi di creatività di altre incursioni.
Sistema di armi e armature
Il lato positivo del nuovo loot system è la chiarezza: i tier aiutano a capire subito cosa vale la pena tenere e cosa smantellare, mentre i bonus set per l’armatura introducono finalmente un incentivo concreto a diversificare il proprio equipaggiamento. Il problema è che, con un pool di oggetti troppo limitato e un grinding estenuante per ottenere i pezzi migliori, anche queste novità finiscono soffocate da un sistema che non rispetta il tempo dei giocatori.
Un passo falso dopo The Final Shape?
In definitiva, The Edge of Fate è un’espansione contraddittoria. Da un lato troviamo una storia sorprendente e coraggiosa, con momenti che lasciano intravedere un futuro interessante per Destiny 2. Dall’altro, il pacchetto complessivo soffre di un gameplay annacquato, un’ambientazione deludente e un sistema di progressione che rischia di alienare anche i fan più fedeli.
The Edge of Fate non è un disastro, ma è un passo indietro rispetto a The Final Shape. Una buona storia non basta a salvare un’espansione che rischia di trasformare il divertimento in lavoro.
Sufficiente
- • Storia tra le migliori mai scritte in Destiny
- • Nuovo personaggio Lodi
- • Raid divertente
- • Chiarezza del sistema loot e set bonus
- • Kepler anonimo e noioso
- • Missioni troppo lunghe e ripetitive
- • Abilità puzzle poco incisive
- • Sistema di Power grindoso
- • Loot pool scarso