C’è chi ama i walking simulator, e poi ci sono quelli che li evitano come l’ultima fetta di pizza fredda alle 3 del mattino: dura da mangiare se non si ha davvero tanta tanta fame. Still Wakes the Deep, ultima creatura di The Chinese Room, tenta di rimescolare le carte del genere con un’ambientazione affascinante, una buona dose di body horror e una spruzzata di accento scozzese. Funziona? Scopriamolo insieme.
Benvenuti sulla Beira D, dove niente può andare storto. O forse sì.
Siamo nel 1975, su una piattaforma petrolifera al largo della Scozia. Il protagonista è Cameron McLeary (per gli amici Caz), un elettricista col cuore buono, le mani sporche e una naturale allergia all’autorità. La sua vita prende una piega decisamente poco OSHA-compliant quando qualcosa di profondamente sbagliato emerge dal fondo del mare e inizia a trasformare colleghi e amici in creature informe e urlanti.
L’incipit è lento il giusto, ma serve a introdurre personaggi, dinamiche tra colleghi e il fascino un po’ retrò della vita su una piattaforma petrolifera. Il tutto prima che la carne inizi a spuntare dai condotti dell’aria e il panico prenda il sopravvento.
Più immersione che interazione
Se ti aspetti un survival horror alla Resident Evil, puoi già disattivare la torcia: qui si cammina, si ascolta, si osserva e ogni tanto si corre. Il gameplay è minimalista: si interagisce con oggetti chiave, si scala quando la vernice gialla ce lo consente, si aprono valvole e si striscia nei cunicoli per evitare i mostri.
Le meccaniche non brillano per libertà o varietà, ma sono funzionali. Il vero cuore dell’esperienza è narrativo. E su quel fronte, Still Wakes the Deep riesce spesso a colpire nel segno – incredibilmente nel segno.
L’atmosfera prima di tutto
La cosa migliore del gioco? L’atmosfera. La piattaforma è viva – e poi molto, molto morta. Il design sonoro è eccellente: ogni rumore metallico, ogni cigolio sinistro, ogni gorgoglio organico ti fa sentire come se qualcosa potesse saltarti addosso da un momento all’altro. E spesso lo fa.
La direzione artistica fonde industriale anni 70, ruggine, sangue e orrore cosmico in un mix inquietante. A volte sembra di stare dentro a un film di Carpenter, altre in una graphic novel di Moebius con più fango e meno filosofia.
Un cuore umano sotto strati di olio
Caz non è un eroe d’azione, ma un uomo normale costretto a reagire all’assurdo. È traumatizzato, spaventato, ma mai caricaturale. La sua umanità emerge nei dialoghi, nei momenti di crisi, nei silenzi. Gli altri personaggi – Roy, Reddick e compagnia – sono ben caratterizzati e aiutano a creare un forte senso di comunità, anche quando questa si sta letteralmente sfaldando.
Il gioco evita il melodramma, puntando su interazioni sincere e momenti emotivi ben piazzati. Il risultato è un horror che colpisce più per empatia che per spaventi gratuiti. E sì, c’è anche la possibilità di giocare in gaelico scozzese – che chiaramente non potevamo evitare di provare: dettaglio di stile che merita un applauso.
Ma allora… è davvero horror?
Bella domanda. Still Wakes the Deep è più disturbante che terrificante. Non punta a jump scare ma a costruire tensione attraverso ambientazione e sound design. Ma se sei un fan dell’horror che fa urlare e lanciare il controller, potresti trovarlo un po’ troppo educato.
Inoltre, il gioco mostra presto i suoi limiti: una struttura troppo guidata, qualche incoerenza ambientale (porte chiuse da dentro, mostri che si bloccano davanti a ostacoli ridicoli) e una certa ripetitività nelle situazioni di pericolo. Non è raro che la tensione si spezzi per colpa di un’intelligenza artificiale un po’ svogliata.
Un’esperienza compatta
Still Wakes the Deep si completa in circa 4-5 ore, anche esplorando con calma. Il prezzo pieno potrebbe sembrare alto per qualcuno, ma se apprezzi l’esperienza narrativa e sei affascinato dal setting, potresti considerarlo un investimento valido. In ogni caso, tenerlo d’occhio durante i saldi non è una cattiva idea.
Verdetto finale
Still Wakes the Deep è un walking simulator riuscito a metà, ma con un cuore narrativo forte e un’ambientazione originale e ben costruita. Non reinventa il genere, ma lo esplora con onestà e una buona dose di stile. Se ami le storie horror più emotive che cruente, con personaggi credibili e un setting insolito, è un’esperienza che vale la pena vivere.
Ma se cerchi gameplay articolato, nemici intelligenti e libertà d’azione… potresti restare col casco in mano.
Buon Gioco
Pro
- Ambientazione unica
- Direzione artistica e sound design
- Protagonista umano e credibile
- Narrativa forte
- Horror atmosferico e sottile
Contro
- Gameplay estremamente guidato
- IA poco brillante
- Ripetitività
- Qualche incoerenza ambientale