Il titolo è una minaccia? Sì. Ma anche un invito irresistibile.
Ci sono videogiochi che ti coccolano con paesaggi rilassanti, melodie zen e gattini da accarezzare. E poi c’è Is This Game Trying To Kill Me?, che fin dal primo secondo ti prende a schiaffi e ti sussurra con voce demoniaca: vuoi davvero andare avanti? Allora preparati a soffrire.
Sviluppato da Stately Snail, questo piccolo incubo interattivo è un mix ben riuscito di enigmi, narrazione metanarrativa e atmosfere da film horror anni 90, il tutto avvolto in una pixel art grottesca che fa sembrare tutto più simpatico… finché non ti accorgi che hai sbagliato strada. Di nuovo.
Un gioco nel gioco… e fuori dal gioco
Il punto di partenza è semplice: ti risvegli in una casa che ha visto giorni migliori (e probabilmente qualche sacrificio umano) e una voce misteriosa ti propone una sfida. Devi finire un vecchio videogioco per uscire. Facile, no? Peccato che ogni azione nel gioco abbia ripercussioni sul mondo reale. E qui inizia il vero divertimento.
I rompicapi sono il cuore dell’esperienza. Niente enigmi banali: qui si parla di puzzle che ti faranno rivalutare la tua autostima. Alcuni richiedono di combinare oggetti trovati nel mondo reale con elementi digitali, creando una dinamica a doppio livello che funziona sorprendentemente bene. E quando la frustrazione bussa alla porta, ci sono dei suggerimenti (pochi ma ben dosati) a salvarti dal rage quit.
Morto? Bene, riprova.
Il gioco non è tenero. Morirai spesso, e quasi sempre in modi brutali. Ma grazie a un sistema di salvataggio intelligente, tornare in partita è questione di pochi secondi. Niente caricamenti eterni o perdite di progresso: si impara dagli errori e si riparte. Una filosofia spietata ma onesta.
Boss poco bossy
Il lato debole? I combattimenti. Le boss fight sono ripetitive e mancano di vera tensione. Ti aspetti un crescendo epico, e invece ti ritrovi con scontri che sembrano prove scolastiche riciclate. Anche i personaggi secondari, seppur simpatici, faticano a lasciare il segno. Non aspettarti dialoghi profondi o momenti memorabili.
Atmosfera da brividi (ma con stile)
Il comparto visivo è uno dei punti di forza: una pixel art che mescola ironia e inquietudine in modo brillante. Ambientazioni come castelli in rovina, paludi nebbiose e cantine claustrofobiche costruiscono un’atmosfera da escape room impazzita. E anche se la colonna sonora non è da brividi, fa il suo dovere nel tenere alta la tensione.
Finali segreti e lore da scoprire
Per chi ama scavare sotto la superficie, il gioco offre chicche interessanti: floppy disk sparsi ovunque che svelano pezzi di una storia più grande e due finali segreti da sbloccare con un po’ di impegno. Nulla di rivoluzionario, ma abbastanza per far scattare la voglia di ricominciare.
Verdetto finale
Is This Game Trying To Kill Me? è una lettera d’amore ai giochi che non ti fanno sconti. Un’esperienza intensa, frustrante al punto giusto, ma anche capace di offrire soddisfazioni autentiche. Perfetto per chi ama perdersi tra enigmi e atmosfere da brivido, un po’ meno per chi cerca azione o combattimenti appaganti.