Dopo il sorprendente successo del primo Spirit of the North, che aveva conquistato giocatori e critica con il suo stile visivo onirico e l’assenza totale di dialoghi, Infuse Studio torna alla carica con un sequel molto atteso, pubblicato come sempre da Merge Games. Così, quando ho avviato Spirit of the North 2, ero pronto a perdermi di nuovo in un mondo magico, nei panni di una volpe rossa guidata da spiriti antichi. Dopo qualche ora, però, mi sono ritrovato a perdermi sì… ma nel senso più letterale del termine.
Un open world che fa venire voglia di fermarsi a guardare (ma non troppo a lungo)
Infuse Studio ha deciso di abbandonare la struttura lineare del primo capitolo per abbracciare un open world pieno di biomi diversi: valli verdi, montagne innevate, rovine misteriose. A livello estetico il gioco è un vero spettacolo e, complice una colonna sonora rilassante, è facile ritrovarsi semplicemente a contemplare il panorama. Ho passato diversi momenti in contemplazione e anche le pause erano davvero dei momenti di calma interiore.
Il problema? Una volta finito l’effetto “wow”, si inizia a notare che dietro tanta bellezza c’è poco da fare – rilassante sì, ma forse troppo. Le aree, pur vaste e diversificate, risultano spesso vuote o ripetitive. Gli edifici si somigliano tutti, gli accampamenti sembrano fotocopiati e gli enigmi sparsi nel mondo si risolvono con molta facilità. Certo, l’assenza di sfida sarà una gioia per qualcuno, ma così è davvero troppo.
La caccia al tesoro meno entusiasmante dell’anno
Per avanzare nella storia, il gioco ci chiede di raccogliere Spirit Wisps, piccoli oggetti luminosi indispensabili per sbloccare l’accesso ai dungeon principali. In teoria, questa meccanica è carina inizialmente e spinge all’esplorazione. Ci si sente progredire all’interno di una fantastica avventura. Ma ben presto tutto cambia e ci si ritrova a dover portare a termine la lista della spesa: trova tot oggetti, apri la porta, ripeti.
Man mano che si avanza, il numero di Wisps richiesti aumenta e la voglia di cercarli diminuisce drasticamente. Se almeno gli enigmi o i luoghi da esplorare fossero stati più stimolanti, sarebbe stato diverso. Ma così com’è, la raccolta diventa presto un compito meccanico e noioso, e il progresso va scemando.
Dungeon e boss fight
I dungeon, per fortuna, rappresentano una boccata d’aria fresca. Qui la struttura si fa più guidata, gli enigmi sono un po’ più elaborati e le boss fight introducono un bel pizzico di adrenalina. I combattimenti, infatti, sono tra i momenti più riusciti di tutto il gioco, con musiche più incalzanti e una discreta varietà di strategie.
Peccato che… e qui arrivano i famigerati bug. Audio che sparisce, luci che si spengono lasciandoti al buio e boss che, talvolta, dimenticano di attaccare. Combattere un boss immobile non è esattamente il sogno di ogni giocatore – o forse sì -, e dover riavviare la battaglia da capo dopo dieci minuti di tentativi fa venire voglia di spegnere la console e andare a fare una passeggiata vera – perlomeno qua non abbiamo perso i salvataggi.
Tanta carne al fuoco, ma cotta poco
Spirit of the North 2 dura circa 20 ore, con alcune chicche pensate per i completisti: scrolls da raccogliere per scoprire il lore e mercanti di procioni (sì, proprio procioni) da cui comprare oggetti cosmetici. Ma anche qui, la motivazione a cercare tutto è più per dovere che per vero piacere.
È evidente l’ambizione di Infuse Studio: prendere la formula rilassante del primo gioco e darle una dimensione più ampia e complessa. Purtroppo, l’esecuzione zoppica.
Spirit of the North 2: bello da vedere, meno da giocare
Spirit of the North 2 è un’esperienza visiva e sonora di grande impatto, ma che inciampa su aspetti fondamentali del gameplay. L’intenzione c’era tutta, e anche l’amore per l’universo creato è palpabile, ma un open world non si riempie solo con panorami mozzafiato: servono anche contenuti stimolanti, varietà e un minimo di sfida. Peccato, perché con qualche rifinitura in più (e meno bug), la volpe rossa avrebbe potuto brillare molto di più.
VOTO 6.5/10
Pro
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Grafica splendida e direzione artistica ispirata
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Colonna sonora rilassante e coinvolgente
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Boss fight ben realizzate
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Dungeon più curati rispetto al resto del gioco
Contro
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Open world vuoto e ripetitivo
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Mancanza di sfida
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Grind continuo
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Bug tecnici