Once Upon a Puppet è uno di quei titoli che, già dai primi minuti, riesce a evocare ricordi di platform classici e bizzarri allo stesso tempo. Sipari rossi che si aprono su mondi fantastici, burattini dagli occhi sgranati e scenografie sospese con fili visibili ci catapultano in un’atmosfera che sembra uscita da uno spettacolo teatrale dimenticato da tempo. Ma attenzione: non siamo di fronte all’ennesimo esercizio di stile nostalgico.
Sviluppato dal talentuoso team indipendente Flatter Than Earth e pubblicato da Daedalic Entertainment, Once Upon a Puppet intreccia la magia delle favole con la malinconia dei mondi abbandonati, proponendo un’avventura platform 2.5D che mescola con audacia elementi teatrali, narrazione cupa e meccaniche di gioco cooperative. Sotto il sipario, si nasconde una storia sorprendentemente profonda, fatta di personaggi imperfetti e ambientazioni decadenti, in cui ogni livello è un atto di un dramma incantato.
Una favola grottesca dove niente è perfetto
Nel regno di Once Upon a Puppet, la perfezione è legge. Peccato che nessuno riesca davvero a raggiungerla. Il Re, ossessionato dalla bellezza e dall’ordine, getta ogni cosa imperfetta nell’Understage, una specie di discarica magica dove si svolge gran parte del gioco.
Qui conosciamo Nieve, una mano parlante (sì, solo una mano) ingiustamente esiliata. E insieme a lei troviamo Drev, un giovane burattino con una candela sciolta sulla testa. I due si ritrovano legati da un filo magico chiamato Spiritbound Spool, che dà il via a un’avventura piena di enigmi, emozioni e personaggi indimenticabili.
Atmosfera a metà tra Tim Burton e Little Nightmares
L’estetica è senza dubbio uno dei punti forti del gioco. Once Upon a Puppet si muove tra le ombre e i colori saturi di un teatro polveroso, con ambientazioni che ricordano tanto i mondi cupi di Tim Burton quanto le atmosfere disturbanti di Little Nightmares o Limbo. Ma qui l’orrore lascia spazio alla malinconia e all’assurdo.
Ogni livello è una piccola opera teatrale, piena di dettagli e personaggi con storie uniche. E sì, il gioco è sorprendentemente “chiacchierone”: se ami scoprire lore e dettagli nascosti parlando con NPC, troverai pane per i tuoi denti.
Gameplay tra 2D e 3D: un mix non sempre riuscito
Il gioco si presenta come un platform 2.5D, con sezioni che alternano movimento orizzontale e profondità. Sulla carta, un’idea intrigante. Nella pratica, però, il salto tra le dimensioni crea più di qualche frustrazione.
Il controllo dei personaggi a volte è impreciso, i salti poco soddisfacenti e alcune prospettive rendono difficile capire dove andare o atterrare. Ci sono momenti in cui si ha la sensazione di combattere più con la telecamera che con i nemici.
Idee brillanti, esecuzione altalenante
Nel corso dell’avventura, il legame tra Nieve e Drev si evolve anche attraverso il gameplay. Ogni nuovo livello introduce abilità uniche: rampini, doppi salti, slingshot e altro ancora. Le idee non mancano, e i puzzle sono spesso ben congegnati. Tuttavia, la sensazione generale è che manchi un po’ di “grip”: i movimenti dovrebbero essere più fluidi, più reattivi, più… divertenti.
Anche il combattimento è ridotto al minimo, con nemici che spesso si evitano piuttosto che affrontarsi. Un design intenzionale, ma che lascia il giocatore desideroso di sfide più appaganti.
Un’esperienza imperfetta, ma affascinante
Once Upon a Puppet è un piccolo gioiello artigianale: imperfetto, ma carico di personalità. A tratti è impreciso, a volte un po’ troppo verboso, e in certi momenti perde il ritmo. Ma è anche un gioco che osa. Crea un mondo coerente, originale e carico di personalità. La storia è toccante, i personaggi memorabili, e l’atmosfera teatrale è davvero attraente. Sicuramente non rivoluziona il genere, ma riesce a lasciare un segno grazie al suo mondo teatrale decadente, ai suoi protagonisti strambi e al suo cuore narrativo. Un’esperienza che piacerà soprattutto a chi ama le favole dark e le atmosfere malinconiche.
Discreto
Pro
- Stile visivo unico
- Lore sorprendentemente profonda
- Level design fantasioso
- Varietà meccaniche
Contro
- Imprecisione controlli e telecamera
- Pacing altalenante
- Combattimento vuoto
- Problemi tecnici